Il mio Marocco: diario di viaggio

Un po’ intimorita e ansiosa come sempre parto per questo viaggio in solitaria di 10 giorni in Marocco consapevole che appena arrivata a Marrakech mi sarei persa nel tentativo di trovare l’ostello. Grande sorpresa nell’averlo invece subito trovato e non essermi fatta “spaventare” dai racconti degli altri che volevano Marrakech come una città molto tentacolare i cui commercianti e passanti sanno come imbambolarti facilmente.

nella Mellah di Marrakech

Parliamoci chiaro, Marrakech è una città stancante da questo punto di vista. Almeno nelle prime ore mi sono mossa prudente. Cerchi di distogliere lo sguardo non appena quello di qualcuno incrocia il tuo, sei diffidente. Gli occhi dei marocchini scrutano a fondo, ti aprono, indagano e in un attimo capiscono chi sei: “Italiana? Di dove?”, è la frase che come un ritornello mi sentivo ripetere in continuazione.

per le via di Marrakech

Restare indifferenti, accennare un sorriso e tirare dritto. Si impara in fretta.

E in fretta ho imparato che non c’era niente da temere. Anche nelle stradine più isolate e vuote non mi sono mai sentita in pericolo. In poche ore ti abitui, e quell’enorme piazza e quelle strette viuzze che al primo contatto ti sembrano impossibili perfino di giorno impari presto a farle tue anche di sera.

piazza Jemaa El Fna - Marrakech

Impari che la bellezza di Marrakech sta proprio in questo. Non si viene a Marrakech perchè la sua famosa piazza Jamaa El Fna è bella, non si viene per i suoi palazzi, né per quel museo né per quel monumento.

Si viene a Marrakech per la sua atmosfera: calda, pungente, frastornante, sporca e maleodorante.

Si viene per perdersi letteralmente nelle anguste e fatiscenti vie della Medina e dei suoi souk, per farsi travolgere dai pressanti marocchini, per gettarsi in mezzo al traffico impazzito e senza regole tra auto, motorini, biciclette, calessi e muli, per gli anziani in abiti tradizionali assopiti di fronte alle loro case e botteghe, per le montagnole di spezie colorate, per il potente richiamo del muezzin che si leva sopra il brusio della città, per l’enorme piazza altrimenti insignificante che di sera è tutta un brulicare di persone, veli, serpenti, fumi, mosche e odori…e dalla quale non riesci più a stare lontana.

Marrakech non è una città da visitare. Marrakech è un’esperienza da vivere.

spezie in Marocco

Al sud impari invece la calma e la gioia dei berberi. Sembra impossibile che qualcuno viva davvero nella spoglia e semplice Ait Ben Haddou e invece è così. Riconosci i negozianti berberi dalla loro educazione e dal loro sorriso: “Non devi comprare. Condividere la mia cultura con te è la mia felicità”.

E che effetto trovarsi nella grande piazza di Ouarzazate: nessuno che ti urla e che ti tira da una parte all’altra per convincerti a mangiare da lui.

Kasbah di Taourirt - Ouarzazate

Percorrere in auto la zona circostante Ouarzazate e la strada che poi conduce al deserto di Merzouga mi ha ricordato i paesaggi dell’Arizona. Una zona arida, polverosa, gialla, lunare.

Un lungo viaggio in autobus di giorno passando per grandi paesi la cui vita si snoda lungo la strada principale. Noncuranti della pioggia, in ciabatte, sono tutti lì per strada. E non solo a New York i negozi sono sempre aperti, anche qui alle 22 è ancora tutto aperto: il meccanico, il barbiere, la bottega che straripa di merce. Ragazzini ci sfrecciano accanto con la bici sul ciglio della strada poco illuminato. Calcinacci e mattoni in bella vista, un cantiere aperto, case da finire. Sembra tutto un lungo lavoro da concludere, in realtà credo che quegli edifici siano un po’ abbandonati a sé stessi da sempre e che quei mattoni lungo la strada rimarranno lì ancora per un bel po’. Uomini appisolati su una sedia fuori dalla porta di casa e bambini che giocano scalzi. Decine di bar mi sfilano di fianco e nessuna donna seduta ai loro tavoli. E poi frutta stesa su teli per terra.

dall'alto di Ait Ben Haddou

Le strade si fanno sempre più sterrate e polverose fino alle porte del deserto Erg Chebbi, Merzouga. Quello che non manca mai, nemmeno qui, è l’impeccabile scritta “Coca Cola”.

Due giorni nel deserto non sono niente per riuscire a capirlo. Ci vorrebbero settimane privi delle nostre più piccole comodità. Un assaggio della vera vita del deserto l’ho vissuta visitando due famiglie che vivono a circa due ore di cammino fra le dune dal villaggio di Merzouga. Nel mezzo del niente, in delle piccole case fatte di fango e paglia, con le loro pecore, l’asino, il forno, qualche coperta e niente più. Nemmeno il bagno. Da qualche anno hanno però un pannello solare che li rifornisce di un poco di luce.

Si dovrebbe provare a passare così delle settimane intere per capire qualcosa del deserto. Per capire l’importanza nella nostra vita di tutto quello che deserto non è: acqua, ombra, compagnia, punti di riferimento.

nel deserto di Erg Chebbi

E poi ho dormito una notte all’aperto sulle dune e sotto le stelle. Così tante tutte insieme non le avevo mai viste.

A Merzouga ho potuto anche brevemente assistere ai festeggiamenti di un tipico matrimonio berbero partecipando la prima sera ad una festa a casa della sposa tra canti, tamburi e tè. Due giorni dopo ho rivisto la sposa sotto una tenda, nel mezzo del villaggio insieme ad altre donne, seduta e completamente coperta dagli abiti tradizionali.

Sembra tutto così incredibile: tradizioni e stili di vita completamente diversi dai nostri. Fuori dal mondo verrebbe da dire. Ma quale mondo? Il nostro? Perché per loro è il nostro quello strano di mondo. “In città c’è troppa confusione, a me piace stare qui” mi dice la guida. Molte delle nostre comodità e dei nostri passatempi per loro sono solo confusione, sono degli impedimenti, degli ostacoli nella loro ricerca di una vita attaccata alla terra, semplice ed essenziale.

“Voi guardate troppa televisione! Noi cerchiamo le cose più vere possibili!”

bambini a Chefchaouen

Marrakesh, il sud, il deserto e di nuovo verso nord, verso Fes e Chefchaouen (la perla blu) attraverso un lungo viaggio notturno in autobus.

Amo viaggiare così: lentamente, via terra, vedendo la vita degli altri scorrere davanti ai miei occhi fuori dal finestrino, vedere paesaggi cambiare sotto il sole che piano piano completa la sua parabola.

A Fes ho avuto il piacere di trascorre qualche giorno con una famiglia locale. Una bella opportunità per potermi confrontare con una realtà così differente, per potermi confrontare con un mondo per me del tutto nuovo e sconosciuto: quello musulmano. Tante lunghe discussioni, domande, curiosità da soddisfare da entrambe le parti, risate e una calorosa accoglienza. Perfino un pomeriggio a giro per la periferia di Fes vestita con gli abiti tipici delle marocchine: djellaba e hijab. Ero troppo curiosa di poter provare sulla mia pelle cosa significasse camminare per le strade così coperta e nascosta agli occhi degli altri, in particolare degli uomini.

donna nel bu di Chefchaouen

Nella mia famiglia marocchina la religione ha un ruolo primario. Si rispettano le preghiere 5 volte al giorno e anche nel resto del tempo ci si dedica spesso alla lettura del Corano e ad altre pratiche ad esso collegate, fino ad ascoltare musica di ispirazione religiosa. La vita di ogni giorno è influenzata molto dalle regole religiose da rispettare. C’è una cieca fede, nessun dubbio sulla veridicità delle parole del profeta Maometto, nessun “mistero della fede”, solo prove schiaccianti sull’assoluta esattezza delle proprie convinzioni. Non do nessuno giudizio, è solo che non ero abituata a questa incredibile forza di fede. Con ragazze ventenni men che mai.

Viaggiare è confrontarsi ed è anche per questo che ho scelto un paese così diverso da esplorare. Poter vedere con i miei occhi, in prima persona, uno stile di vita opposto al mio, poter mettere in discussione le mie convinzioni, i miei ideali con quelli di un’altra fetta di umanità così vasta e spesso rilegata ad una lettura così superficiale e qualunquista.

“Colui che differisce da me, lungi dal danneggiarmi mi arricchisce…”- Antoine de Saint-Exupéry

Se anche voi volete partire alla scoperta di questo meraviglioso paese, potete leggere anche come organizzare un viaggio in Marocco.

32 thoughts on “Il mio Marocco: diario di viaggio

  1. Sara, questo articolo (o meglio questo flusso di parole) è bellissimo. Mi sono emozionata ed ho trovato ogni singola parola che hai usato perfettamente collocata. Ho seguito il tuo viaggio prima, durante e dopo; ho seguito le tue paure, i tuoi dubbi, la tua adrenalina, poi il momento tanto atteso, la scoperta, la gioia di avvicinarsi a qualcosa di sconosciuto senza più paura. E in questo articolo ho rivisto tutto questo, mi è piaciuto davvero tanto leggerlo.
    Brava <3

    1. Che bello Agnese, grazie mille! Sono felice che tu mi abbia seguito in questo viaggio e ancor di più che tu abbia apprezzato il racconto, da Grammar Nazi quale sei 😀 ahahah
      Un bacione!

  2. Sicuramente è molto impegnante, io non so se ce la farei… mi piace leggere di questi posti nei libri, riviste, nelle esperienze altrui però è ancora un esperienza per la quale io non ho la forza, la capacità e la saggezza di viverla ed apprezzarla. Ti invidio comunque per tutto questo, magari un giorno…

    https://femeieastazi.blogspot.it

    1. Ciao! Parli di un viaggio in solitaria o del luogo? Anche per me non è stato semplice, i giorni prima sono stata molto in ansia ma era una cosa che volevo fare. È andato tutto bene e adesso sono felice di averlo fatto 😀

  3. Che bello questo post, ma più in generale: che bello il tuo viaggio! Vivere con una famiglia di Fez, camminare per una città straniera vestita di una tradizione non tua, toccare con mano un modo, a volte, così diverso..decisamente un viaggio che segna! Ahhhh, la notte sotto le stelle del deserto..ho ancora i brividi se ci ripenso!

    1. Grazie Marghe! Davvero, è stata sicuramente un’esperienza che mi ha segnato. Ho ancora più voglia di scoprire mondi lontani e di provare ancora Couchsurfing 😉

    1. Grazie mille cara! Anche tu hai fatto una bellissima esperienza questa estate e io ho invidiato un po’ te 😉

  4. Ciao Sara!
    Bellissimo post, ero curiosa di leggerlo da quando ho visto la tua foto con la famiglia marocchina su Facebook! Stare in casa di gente locale è sempre un’esperienza indimenticabile, che spesso insegna molto, e farlo quando si ha a che fare con una cultura cosi diversa è ancora più bello, se si sa prendere il tutto con maturità e confrontarsi con le diversità in maniera intelligente 🙂
    E che belle foto che hai condiviso! Posso immaginare la bellezza di una notte passata a dormire tra le dune del deserto.. io anni fa dormii nel deserto australiano, sdraiata nel mio sacco a pelo, senza tenda o altri “tetti” a proteggermi. Il paesaggio era sicuramente diverso da quello che hai visto tu, ma anche io ricordo un cielo stellato spettacolare, pieno di stelle cadenti 🙂 è proprio vero che le cose più belle ce le dà la natura… la televisione è del tutto inutile

    1. Grazie Anna, queste parole dette da te che sei una vera avventuriera valgono anche doppio. È stata davvero una grande esperienza che porterò nel cuore sempre quella vissuta in questa famiglia. Sicuramente utilizzerò Couchsurfing di nuovo in futuro.
      E che dire del deserto…probabilmente abbiamo provato emozioni molto simili sotto quella grande distesa di stelle 🙂

  5. Davvero bellissimo questo tuo racconto, traspare tutta l’emozione che hai provato! Non sono ancora stata in Marocco, mi hai fatto venire voglia di partire 🙂

    1. Trasmettere qualcosa e far venir voglia di visitare questo paese è proprio quello che volevo! Grazie 🙂

  6. Bellissima esperienza Sara. La parte che più mi ha colpito è l’esperienza di una notte nel deserto. Vorrei tanto farla anche io per poter finalmente vedere il cielo e le stelle senza nessun inquinamento luminoso. Credo che sia un momento straordinario!

    1. È stata un’esperienza quasi surreale, magica sicuramente. Ti auguro di realizzare questo sogno presto, merita 😉

  7. Mai farsi spaventare dal racconto di altri, bisogna sentire “a pelle” se possiamo girare sole. Sempre con le dovute cautele. Attendo anch’io il post della settimana prossima.

  8. Complimenti Sara per questo racconto. Le tue parole scorrono facilmente e lasciano percepire le emozioni che hai vissuto durante questa avventura. Mi piace il tuo atteggiamento verso una cultura diversa dalla nostra, noi non possiamo capire a pieno loro e viceversa. E’ normale. Ora però sono curiosa di sapere come hai organizzato questo viaggio in solitaria 🙂

    1. Ciao! Grazie mille dei complimenti 🙂 Certo, prossima settimana uscirà il post pratico con tutti i consigli e le dritte. Ti aspetto!

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